UNICA SPACE FORCE è un gruppo di docenti, ricercatori e studenti dell’Università di Cagliari — coordinato dalla Scuola di Architettura del Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale e Architettura (DICAAR) — che promuove laboratori di progetto e autocostruzione, per costruire habitat generativi in contesti urbani e rurali.
Coordinamento Scientifico
Carlo Atzeni, Ivan Blečić
Docenti
Michele Agus, Chiara Cabras, Stefano Cadoni, Giulia Giliberto, Andrea Margagliotti, Francesco Marras, Silvia Mocci, Emanuel Muroni, Maria Carla Saliu
2013
2014
2015
2016
2017
2018
2019
2020
2021
2022
2023
2024
2025
2026
Ore di pensiero:27.068
Ore di azione:35.721
Morali5.000Tavole1.800Pallet1.000Pannelli400
la stima delle ore è valutata considerando un impegno medio di 8 ore al giorno per partecipante
Galleria animata di ritratti anonimi dei partecipanti
Fare imparando
Nelle scuole di architettura, il laboratorio progettuale è una pratica consolidata nell’insegnamento delle discipline del progetto. Al suo interno si lavora su luoghi e temi reali o realistici, spesso concordati con interlocutori istituzionali. Si affrontano il contesto, le diverse scale del progetto, le relazioni che esso coinvolge e attiva, la struttura, la costruzione, la materia, la sostenibilità, l’accessibilità e la concreta fattibilità delle proposte.
È il principio dell’imparare facendo, del learning by doing: il progetto diventa uno strumento di conoscenza attraverso il fare.
Nelle pratiche didattiche convenzionali, tuttavia, questo fare rimane confinato entro una simulazione formativa. Produce elaborati, modelli, prototipi o semilavorati utili all’apprendimento, ma destinati a esaurire la propria funzione all’interno del corso, del laboratorio o del workshop.
UNICA Space Force inverte questa prospettiva.
Non imparare facendo, ma fare imparando. Si impara sì facendo, ma si fa davvero mentre si impara, e si impara di più perché si fa davvero.
Il prodotto del processo non si esaurisce nella propria funzione didattica. È un’architettura generativa compiuta nella propria misura e nella propria responsabilità: un oggetto reale, destinato a rimanere nel luogo, a essere usato, modificato, riconosciuto, criticato e mantenuto.
La tensione verso un esito reale rende centrali aspetti che la simulazione non attiva con la stessa intensità: la materia, la sicurezza, la precisione, la fattibilità, la manutenzione, il tempo, l’uso pubblico e la responsabilità verso le persone e i luoghi.
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Pensiero e azione
Dal 2012, il gruppo di ricerca e didattica UNICA Space Force dell’Università di Cagliari — costituito da docenti, ricercatori e studenti della Scuola di Architettura — sviluppa scuole estive, workshop intensivi e micro-cantieri scuola.
La dimensione e la scala dell’elaborazione vengono ridotte per concentrare il progetto sulla possibilità di una realizzazione concreta in forma autocostruita.
Pensiero e azione non sono momenti indipendenti.
Il progetto orienta la costruzione; la costruzione verifica il progetto. Le decisioni si misurano con la materia, le tecniche, le risorse e il tempo disponibili.
L’autocostruzione non è soltanto la fase esecutiva di un processo già concluso. È una tappa dell’apprendimento ed è parte del progetto stesso.
Chi partecipa ai micro-cantieri scuola condivide conoscenze, responsabilità, lavoro e risultati. La dimensione concreta della didattica sviluppa negli studenti senso etico e responsabilità e li rende partecipi della presa in cura dei luoghi e delle comunità.
Fare imparando significa affrontare il progetto nella sua interezza. Idea, materia, tempo, costo, sicurezza, uso e cura non possono più essere pensati separatamente.
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Habitat Generativi
Attraverso pratiche di pensiero e azione, laboratori di progetto e autocostruzione, UNICA Space Force produce Habitat Generativi nei contesti urbani, rurali e universitari della Sardegna.
Un Habitat Generativo è un insieme di dispositivi architettonici che interviene sullo spazio pubblico abbandonato o sottovalutato, ne rivela il potenziale inespresso e ne moltiplica le possibilità d’uso.
Non definisce una configurazione definitiva. Introduce condizioni transitorie capaci di adattarsi e implementarsi nel tempo.
L’obiettivo è migliorare le condizioni di abitabilità degli spazi dimenticati, sottoutilizzati o in attesa: compiere quel passaggio dal sito al luogo che restituisce allo spazio una presenza, un uso e un significato condiviso.
Gli Habitat Generativi sono spazi pulsanti. Sostengono processi di riappropriazione e restituiscono alle comunità usi molteplici, aperti e cangianti.
Il progetto non pretende di concludere la trasformazione. Si inscrive in un processo più lungo, ne costruisce una prima condizione concreta e lascia aperte possibilità successive.
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Molto pensiero, poche risorse
UNICA Space Force assume il principio del molto pensiero e poco denaro come una disciplina del progetto.
Lavorare con poche risorse non significa rinunciare alla qualità. Significa scegliere, misurare e verificare; semplificare senza impoverire; distinguere ciò che è necessario da ciò che è superfluo.
Quando il progetto deve diventare costruzione reale, la scarsità non è soltanto un vincolo tecnico o finanziario. È una condizione pedagogica. Obbliga a mettere in relazione le ambizioni del progetto con i mezzi realmente disponibili.
Da questa economia derivano architetture fondate su tecnologie povere, materiali riciclabili e, quando possibile, filiere di corto raggio. Architetture leggere nell’impiego delle risorse, ma precise nelle intenzioni.
È un’architettura fatta di molto pensiero e poche risorse, capace di essere, con consapevole realismo, povera ma bella.
Povertà dei mezzi non significa povertà del progetto. Al contrario, focalizza il progetto.
Il principio di necessità diventa anche un paradigma della rinuncia: al superfluo, al costoso, alla grande dimensione, alla mancanza di programma e alla difficoltà di gestione degli spazi nel tempo.
Non è una rinuncia all’architettura, ma a ciò che ne indebolisce la precisione e la responsabilità.
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Progetto, tempo, trasformazione
La costruzione di un luogo è un processo di lunga durata. È il risultato di sedimentazioni, negoziazioni, equilibri, conflitti e trasformazioni successive.
Nessun progetto può considerarsi definitivo.
Per questo UNICA Space Force assume la dimensione processuale e transitoria come un’opportunità. Interventi realizzati con poche risorse e in tempi rapidi possono rispondere a necessità urgenti e, nello stesso tempo, avviare processi di trasformazione più duraturi, che richiedono tempi e risorse maggiori.
Il tempo dell’architettura non è sempre sintonizzato con il tempo delle persone. Progetti rapidi, responsivi e adattivi possono ridurre questa distanza e limitare i rischi legati a decisioni assunte in condizioni di incertezza.
Provvisorietà e reversibilità non indicano una mancanza di compiutezza. Indicano la capacità di lasciare aperte strade successive.
Le architetture possono essere adattate, implementate, replicate e trasformate. Il prototipo consente una produzione in serie limitata e variazioni capaci di rispondere a luoghi differenti.
L’unicità dell’intervento non esclude la replica. La replica variata può costruire relazioni fra luoghi e contribuire alla definizione di un’immagine territoriale coordinata e riconoscibile.
Posare con leggerezza oggetti sul suolo significa intervenire senza fissare una volta per tutte il destino dei luoghi. Significa prendersene cura lasciandoli disponibili al cambiamento.
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Ecologia e sostenibilità
Gli Habitat Generativi esprimono un approccio ecologico fondato su tecnologie povere, materiali riciclabili e sulla riduzione dell’impiego di risorse non rinnovabili.
Ma la sostenibilità non riguarda soltanto la materia, le tecniche o il contenimento delle risorse.
Esiste un’altra faccia della sostenibilità: quella culturale. È la capacità di mantenere e riprodurre nel tempo i principi che regolano le relazioni interne alle comunità e ne assicurano l’autonomia.
La sostenibilità è dunque ambientale e culturale.
UNICA Space Force mette in relazione gli usi convenzionali — quelli che garantiscono la cura residente dei suoli e la gestione costante della terra o della città — con nuovi usi capaci di rinnovare il significato dei luoghi.
Il progetto dà forma e struttura a questa relazione. Non si limita a registrare le iniziative delle comunità, ma le traduce in un’azione disciplinare concreta, rapida e adattiva.
Non cerca di eliminare l’incertezza. Opera al suo interno, limita i rischi e mantiene aperte possibilità di adattamento.
Il progetto risponde attraverso pragmatismo, concretezza e responsabilità.
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Persone, città, territorio
Il vero obiettivo dei progetti sono le persone e le loro esigenze.
Progettare significa costruire, integrare e migliorare le condizioni di abitabilità dei luoghi. Significa creare habitat.
Gli interventi non riguardano soltanto la forma degli oggetti costruiti. Riguardano il rapporto fra comunità e territori, fra usi esistenti e nuovi usi, fra permanenza e trasformazione.
Sono architetture per le persone, per la città e per il territorio.
Operano nei luoghi dimenticati e abbandonati, ma anche nei luoghi di eccellenza, attraverso usi non invasivi e non perturbanti. Costruiscono nuovi nessi fra produzioni locali, fruizione culturale, cura del paesaggio e nuove forme di abitabilità.
Contribuiscono alla lunga durata dei luoghi non congelandone l’immagine presente, ma riconoscendo che gli habitat si costruiscono attraverso trasformazioni, perturbazioni e successivi consolidamenti.
Fare imparando significa trasformare l’apprendimento in un’azione reale e responsabile.
Significa produrre architettura mentre si costruiscono conoscenze, competenze e consapevolezza.