Pensieri

Costruire l’identità

Unica, Space, Force. Tre termini di cinque lettere, ciascuno dei quali è fondamentale per definire l’identità del collettivo che immagina, studia, realizza e promuove gli habitat generativi raccontati in questo volume.

Unica ne dichiara la provenienza: il gruppo nasce all’interno dell’Università di Cagliari con un obiettivo primario di didattica, ricerca e riflessione disciplinare, ma il suo ambito operativo — e di comunicazione — è molto più ampio, estendendosi alle comunità, alle amministrazioni, alle associazioni, ai tecnici e agli artigiani con cui si relaziona di volta in volta.

Space ne individua l’oggetto: Unica Space Force si prende cura degli spazi comuni, e in particolare di quelli in stato di abbandono, dimenticati o sottoutilizzati, esplorandone le possibilità ed esplicitandone il valore inespresso. Lo spazio, tuttavia, non è mai visto come fine ultimo, ma come strumento attraverso cui (ri)attivare processi di interazione nelle comunità di riferimento, siano esse costituite dagli abitanti di un quartiere o di un’area rurale, dagli studenti di una facoltà o dai visitatori di un’esposizione.

Force ne esprime la natura: rifiutando qualsiasi accezione coercitiva, il termine connota USF come un gruppo di lavoro specializzato, ma anche come agente dinamico capace di modificare lo stato di un sistema.

Il progetto di marchio e di identità visiva ha ricercato un equilibrio fra queste tre componenti, eterogenee ma di pari importanza. Contemporaneamente, sono stati approfonditi gli aspetti disciplinari che rendono riconoscibili gli interventi del collettivo, come il tema dell’autocostruzione, il lessico architettonico, la modularità strutturale, la semplicità costruttiva e la radicalità delle realizzazioni, oltre alla chiarezza nella rappresentazione dei progetti.

1,2. Il marchio UniCa Space Force in versione triangolare e lineare. 3. La costruzione geometrica dei caratteri è basata su una griglia isometrica. Le lettere sono inscritte in un rombo di lato 25x e formate da aste di spessore pari a 1/5 dell'altezza. 4. La costruzione del lettering completo: su alcune lettere sono stati operati leggeri scarti e contrazioni alfine di armonizzarle all’interno delle parole. Sono state realizzate delle aperture per limitare l’effetto scatolare e rendere la lettura più fluida. 5. La costruzione geometrica della versione triangolare. 6. Il triangolo di Penrose.

L’obiettivo è stato far emergere, nella forma necessariamente parziale e sintetica di un marchio, la cifra distintiva di un approccio all’architettura, convogliando le tematiche sopra evidenziate in una proposta rivolta all’ambito accademico, ma altrettanto efficace e flessibile in tutti i contesti che il gruppo incontrerà nel suo percorso.

L’ideazione di un lettering personalizzato è stata da subito individuata come la strategia d’intervento più adatta a restituire in forma grafica questo modo di fare, imparare e insegnare architettura. Di fronte a un’identità già ben definita nel nome, l’introduzione di un simbolo sarebbe infatti risultata superflua, ridondante e incoerente con la vocazione alla semplicità dichiarata nel Manifesto. Si è lasciato quindi che a identificare visivamente USF fosse esclusivamente il modo in cui le lettere sono disegnate e assemblate, traducendo in un sistema di segni le caratteristiche delle architetture generative.

Il risultato di questo processo è un logotipo modulare e monospaziato, basato su una matrice poligonale. I caratteri sono ottenuti a partire da tipologie limitate di aste e costruiti geometricamente come assonometrie isometriche, con angoli caratteristici di 120° e 60°. Questa soluzione, oltre a evocare un metodo di rappresentazione in cui le tre dimensioni spaziali hanno tutte la stessa rilevanza, conferisce al lettering un accentuato dinamismo e introduce la possibilità di accostare le parole secondo direzioni differenti, simulando uno sviluppo tridimensionale.

7. La palette dei colori. 8. L’Eurostile (Aldo Novarese, 1962) e il New Science (Miles Newlyn e Ruggero Magrì, 2024) a confronto. 9. A partire dalle regole di costruzione del marchio, possono essere generate delle texture tipografiche che danno vita a “strutture impossibili”.

Nella sua versione “ufficiale”, il marchio è composto dalle parole UNICA, SPACE, FORCE ruotate tra loro a circoscrivere un triangolo equilatero, disposte in modo da poter essere lette agevolmente senza ruotare il supporto che le ospita. La geometria risultante richiama il triangolo di Penrose: un oggetto impossibile, costituito da tre prismi connessi ortogonalmente tra loro che, chiudendosi a formare un triangolo, sanciscono un controsenso visivo.

La particolare costruzione dei caratteri, tuttavia, conferisce loro una riconoscibilità che va oltre la geometria in cui è inscrivibile il logotipo. Questo libera il marchio dalla necessità di una conformazione rigida e lo apre a configurazioni mutevoli, adattabili ai vari contesti: esso può distendersi in una sequenza lineare, diventare un oggetto “orbitante” da impiegare nelle animazioni, o chiudersi ad anello quando applicato su superfici cilindriche, o ancora contrarsi nell’acronimo USF, fino a trasformarsi in una texture tipografica articolabile in forme libere e complesse, senza mai perdere i propri tratti distintivi. Una coerenza interna e una flessibilità che lo accomunano all’habitat generativo.

10, 11, 13. Alcuni esempi di applicazione. 12. Applicazione del marchio su una superficie cilindrica, a formare un anello chiuso.

L’identità visiva associata gioca con il paradosso suggerito dal nome: Unica Space Force, laddove lo spazio non è quello interstellare ma quello condiviso quotidianamente dalle comunità, e alle tecnologie futuribili della sci-fi corrispondono un budget limitato e l’“elogio dell’imprecisione”. È però interessante osservare che le architetture generative funzionino come veri e propri rover in quelle che sono, in fin dei conti, delle “esplorazioni spaziali”.

Il progetto grafico asseconda questa doppia lettura, e lo fa operando esclusivamente su due componenti dell’identità visiva: il colore e la tipografia di accompagnamento. Dal punto di vista cromatico, per evocare l’immaginario della Space Age è stato sufficiente virare leggermente i colori istituzionali dell’Università di Cagliari: blu, rosso, grigio argento. Come font principale, invece, è stato scelto il New Science: una reinterpretazione contemporanea dell’Eurostile, il carattere progettato nel 1962 da Aldo Novarese e diventato un classico della tipografia, largamente impiegato nel cinema e nelle serie tv di genere.

Questi due elementi forniscono la cornice all’interno della quale possono liberamente innestarsi componenti visive di varia natura: texture decorative che traducono la griglia strutturale dei morali in layout di impaginazione (come nella copertina di questo volume), elaborazioni infografiche, o ancora identità derivate pensate appositamente per i singoli laboratori di progettazione che, in modo analogo alle saghe di fantascienza, possono essere immaginati come “episodi” all’interno di una narrazione complessiva.

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